Cosroe Dusi, discendente da un’agiata famiglia di Bergamo, nasce a Venezia nel 1808.
Fin da bambino mostra una spiccata predilezione per il disegno e nel 1820 s’iscrive all’Accademia di Belle Arti di Venezia ove conosce insegnanti che contribuiscono in modo significativo alla sua formazione. Sicuramente tra questi vi è Teodoro Matteini, affermato ritrattista pistoiese e maestro di pittura, il cui insegnamento lascia un'evidente traccia nei dipinti di soggetto religioso di Dusi. Grazie all'interessamento del Matteini, l’artista poté usufruire di un sussidio triennale, concesso allora ai tre allievi migliori dell'Accademia e, conclusi gli studi nel 1827, anche una stanza vicino alla scuola di pittura, privilegio accordato ai due accademici più meritevoli. Nello stesso anno Dusi dipinge il suo primo quadro storico La morte di Alcibiade, molto lodata dai contemporanei.
Queste prime fasi della sua formazione Dusi le dedica ai ritratti, passando in seguito alla realizzazione di dipinti a carattere storico e sacro e maturando un’arte che a pieno diritto si colloca nell’ambito della pittura romantica. Collabora con vignette al giornale “Il Gondoliere” e per vivere lavora con M. Grigoletti e M. Fenoli presso lo stabilimento litografico Galvani di Venezia ove realizza, per lo più, figure di genere e ritratti.
Nel 1830 sposa Antonietta Ferrari, figlia dello scultore marosticense Bartolomeo e sorella di Luigi, anch’egli scultore e amico del Dusi.
A partire da quegli anni si dedica alla realizzazione di numerose pale d’altare e litografie di soggetto sacro, ottenendo successo e diverse commesse in Tirolo (a Falzes, Bressanone, Curon Venosta, Tures ecc,), ove si conservano in loco ancora numerose delle sue opere. Grazie alla mediazione di Gasparo Craglietto, collezionista e conoscitore di origine chersina ma residente a Venezia, viene commissionata a Dusi la pala dell’altar maggiore per la collegiata di Santa Maria Maggiore a Cherso, nell’omonima isola dalmata, che consegna nel 1833. Negli anni seguenti però, a causa delle scarse commissioni veneziane e delle maggiori necessità finanziarie legate alla nascita del secondo figlio, Dusi decide di recarsi a Monaco di Baviera, ove ottiene un notevole successo realizzando ritratti di nobili locali. Nel 1837 esegue il sipario del teatro La Fenice.
Importante e duraturo sarà in particolare il periodo che l’artista trascorre in Russia, invitato dallo zar Nicola I. Per quasi un ventennio, tra il 1839 e il 1859, il pittore veneziano frequenta assiduamente San Pietroburgo, dove si fa conoscere e apprezzare, a tal punto da diventare presto pittore di corte.
Qui Dusi si distingue nei ritratti e nella decorazione di chiese e palazzi pubblici, dipinge pale d’altare per le cappelle private della capitale russa e addirittura icone per la cattedrale di San Isacco. Sono molte anche le onorificenze che riceve, tra le quali l’incarico d’insegnamento presso l’Accademia di Belle Arti di San Pietroburgo.
Nonostante il successo conseguito in Russia, Cosroe mantiene vivi i contatti con Venezia e con la sua amatissima moglie e torna in laguna più volte, nel 1844 e nel 1852 e infine nel 1856 con la speranza di essere nominato professore di pittura presso l'Accademia di Belle Arti. Ma erano ormai mutati i tempi e Venezia ricadeva in pieno regime austriaco. Dopo una lunga attesa, nel 1858, la cattedra viene assegnata d’imperio a Karl von Blaas, austriaco, e Dusi sebbene già sofferente riprende la strada per la Russia, dove cade però gravemente ammalato. Solo dopo molti mesi è in grado di viaggiare e di rientrare in Italia e a Marostica, dove aveva acquistato una casa colonica trasformata in villa, muore poche settimane più tardi, il 9 ottobre1859.